bella e perduta: music, italy, & the jews

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Geneticists Discover What Musicologists (and Historians) Already Knew for a Long Time – Gli studiosi di genetica scoprono quello che musicologi (e storici) sanno da tempo

Posted by Francesco Spagnolo on 2010/06/11

The New York Times recently published an article, signed by Nicholas Wade, which describes how two recent genetic studies indicate the Ashkenazi and Sephardic populations in Europe genetically much closer than the common perception of their cultural identities seems to suggest.

Jewish Italy is presented as their meeting point, but also as their source.

A major surprise from [two recent genetic] surveys is the genetic closeness of the two Jewish communities of Europe, the Ashkenazim and the Sephardim. The Ashkenazim thrived in Northern and Eastern Europe until their devastation by the Hitler regime, and now live mostly in the United States and Israel. The Sephardim were exiled from Spain in 1492 and from Portugal in 1497 and moved to the Ottoman Empire, North Africa and the Netherlands. […]

Ashkenazic and Sephardic Jews have roughly 30 percent European ancestry, with most of the rest from the Middle East, the two surveys find. The two communities seem very similar to each other genetically, which is unexpected because they have been separated for so long.

One explanation is that they come from the same Jewish source population in Europe. The Atzmon-Ostrer team found that the genomic signature of Ashkenazim and Sephardim was very similar to that of Italian Jews, suggesting that an ancient population in northern Italy of Jews intermarried with [non-Jewish] Italians could have been the common origin. The Ashkenazim first appear in Northern Europe around A.D. 800, but historians suspect that they arrived there from Italy.

Another explanation, which may be complementary to the first, is that there was far more interchange and intermarriage than expected between the two communities in medieval times.

The genetics confirms a trend noticed by historians: that there was more contact between Ashkenazim and Sephardim than suspected, with Italy as the linchpin of interchange, said Aron Rodrigue, a Stanford University historian.

A common surname among Italian Jews is Morpurgo, meaning someone from Marburg in Germany. Also, Dr. Rodrigue said, one of the most common names among the Sephardim who settled in the Ottoman Empire is Eskenazi, indicating that many Ashkenazim had joined the Sephardic community there.

The two genetic surveys indicate “that there may be common origins shared by the two groups, but also that there were extensive contacts and settlements,” Dr. Rodrigue said.

Those who follow the destinies of the musical traditions of the Jews in Italy know well that the differences among the Italian, Sephardic and Ashkenazi minhag depend as much on the cultural context (the confluence of different Diasporas, and the meeting with co-territorial cultures) than on their origins drawn from the mihagim of the global currents of the Jewish Diaspora.

In other words, the musical and liturgical koiné of the Jews in Italy is a perfect example of the genetic and cultural stratification suggested in the article. For those who know a little about this topic, the feeling of “surprise” that permeates the article is the symptom of a cultural stereotype that is hard to die: that of a dichotomized, rather than dynamic, view of Jewish culture (or perhaps of culture in general).

The sense is that both geneticists and historians could benefit from learning more about Italian Jewish music (and perhaps Jewish music in general).

– – –

Il New York Times ha recentemente pubblicato un articolo, a firma di Nicholas Wade, che descrive come due recenti studi genetici indicate che le popolazioni ebraiche ashkenazite e sefardite in Europa siano molto più vicine geneticamente di quanto la comune percezione delle loro rispettive identità culturali sembri indicare.

L’Italia ebraica ne viene presentata come il punto d’incontro, ma anche di origine.

Una notevole sorpresa [derivata da due recenti studi genetici] è la prossimità genetica delle due comunità ebraiche d’Europa, gli ashkenaziti e i sefarditi. Gli ashkenaziti vissero nell’Europa settentrionale e orientale sino alla loro distruzione da parte del regime hitleriano, e oggi vivono soprattutto negli Stati Uniti e in Israele. I sefarditi furono esiliati dalla Spagna nel 1492 e dal Portogallo nel 1497, e si stabilirono nell’Impero Ottomano, in Nord Africa e nei Paesi Bassi. […]

Secondo i due studi, gli ebrei ashkenaziti e sefarditi possiedono circa il 30 per cento di patrimonio genetico europeo, mentre il resto viene dal Medio Oriente. Le due comunità appaiono molto simili l’una all’altra dal punto di vista genetico, il che è un elemento inatteso poiché hanno vissuto separate così a lungo.

Una spiegazione è che abbiano origine dalla stessa fonte di popolazione ebraica in Europa. Il team di Atzmon-Ostrer ha stabilito che la firma genetica degli ashkenaziti e dei sefarditi sia molto simile a quella degli ebrei italiani, suggerendo così che una antica popolazione di ebrei dell’Italia del Nord, mescolatasi con gli italiani [non ebrei] possa esserne l’origine comune. Gli ashkenaziti fanno la loro apparizione in Europa settentrionale intorno all’anno 800 dell’Era Comune, ma gli storici sospettano che vi siano giunti dall’Italia.

Un’altra spiegazione, forse complementare alla precedente, è che durante il Medio Evo vi furono molti più scambi e relazioni matrimoniali tra le due comunità di quanto non si credesse.

La genetica conferma una caratteristica già osservata dagli storici: che ci furono più contatti tra ashkenaziti e sefarditi di quanto non si sospettasse, con l’Italia come punto di innesco di questo scambio, ha spiegato Aron Rodrigue, uno storico dell’Università di Stanford.

Un cognome comune fra gli ebrei italiani è Morpurgo, che indica l’origine di una persona da Marburg, in Germania. Analogamente, ha detto il dr. Rodrigue, on dei cognomi più comuni fra i sefarditi che si stabilirono nell’Impero Ottomano è Eskenazi, a indicare che molti ashkenaziti si unirono alla comunità sefardita in quelle terre.

Le due ricerche genetiche indicano che “ci possano essere origini comuni condivise dai due gruppi, ma anche che vi furono ampi contatti e insediamenti,” ha detto ancora il dr. Rodrigue.

Chi segue i destini delle musiche tradizionali degli ebrei in Italia sa bene che le distinzioni tra minhag italiano, sefardita e ashkenazita dipendono dal contesto culturale (incontro tra diaspore diverse, e confronto con le culture co-territoriali) tanto quanto dalla filiazione dei mihagim dalle correnti globali della diaspora ebraica.

In altre parole, la koiné musicale e liturgica degli ebrei in Italia è un esempio calzante della stratificazione genetico-culturale suggerita dall’articolo. Per chi ne sa qualcosa, il sentimento di “sorpresa” che permea l’articolo non è che l’indice di uno stereotipo culturale duro a morire: quello di una visione dicotomica, invece che dinamica, della cultura ebraica (o forse della cultura in generale).

L’impressione è che sia gli studiosi di genetica che gli storici abbiano non poco da imparare dalla musica ebraica italiana (o forse dalla musica ebraica in generale).

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