bella e perduta: music, italy, & the jews

[a bi-lingual blog on cultural identity] – [un blog bilingue di identità culturali]

Italian-Jewish/Italian-American (in San Francisco)

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/09

I returned last night from an amazing visit to (Jewish) Italy, and will begin reporting on it very soon.

In the meantime, here’s some preliminary coverage of an upcoming exhibition with a very broad/ambitious focus, “Il Ghetto: Forging Italian Jewish Identities, 1516-1870,” opening soon at the Italian-American Museum (or Museo ItaloAmericano) located at Fort Mason in San Francisco.

The article, by Jean Schiffman, appeared last week in the San Francisco Arts Monthly. I was pleasantly surprised to see how my notion of a “shared ownership” of Italian Jewish culture made it into the headline. For me, this is a core idea about culture in general, which I owe, in its musical context, to my teacher and friend Israel Adler.

It is an idea with direct (and complex) political and financial implications. If the ownership of Jewish culture is a shared endeavor, whose responsibility is it to look after, care for and maintain the overwhelming legacy that it leaves behind? Jewish Italy is an interesting paradigm for this discussion: there are hundreds of Jewish “sites” around Italy in which Jews no longer live. And, of course, thousands and thousands of historical documents, which include music – music manuscripts, organs and choir stalls, and the melodies of the oral traditions.

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Sono tornato ieri sera da un viaggio straordinario attraverso l’Italia (ebraica), e ne scriverò presto.

Nel frattempo, ecco un iniziale reportage su una mostra dal tema piuttosto ampio e ambizioso, “Il ghetto: La formazione delle identità ebraico-italiane, 1516-1870”, che tra breve aprirà al Museo ItaloAmericano di San Francisco.

L’articolo di Jean Schiffman, è apparso la scorsa settimana sul San Francisco Arts Monthly, e sono rimasto gradevolmente sorpreso dal fatto che la mia nozione di una “proprietà condivisa” della cultura ebraica italiana sia finita nel titolo. Per quanto mi riguarda, si tratta di un’idea centrale rispetto alla cultura in genere. Nel suo contesto musicale, la devo certamente al mio amico e maestro Israel Adler.

Si tratta, tra l’altro, di un’idea dotata di implicazioni politiche e finanziarie dirette (e complesse). Se la proprietà della cultura ebraica è un mandato condiviso, di chi è la responsabilità di prendersi cura e mantenere l’imponente eredità che essa lascia dietro di sè? L’Italia ebraica è un paradigma interessante in questa discussione: vi sono centinai di “siti” ebraici in Italia, dove gli ebrei non abitano più. E vi sono, inoltre, migliaia di documenti storici, che tra l’altro includono la musica – manoscritti, organi e strutture per i cori, e ovviamente le melodie di tradizione orale.

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