bella e perduta: music, italy, & the jews

[a bi-lingual blog on cultural identity] – [un blog bilingue di identità culturali]

Archive for September, 2008

Italian Jews and the Origins of the Symphony – Gli ebrei italiani e le origini della sinfonia

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/18

So, I went to another conference last weekend. In Alessandria, Italy. A very interesting international symposium on Italian composer Antonio Brioschi (who florished around 1730-1750) that had many different institutions involved: the Music Department of the University of Milan (my alma mater), Ricordi, Sony BMG, and Atalanta Fugiens, an early music ensemble conducted by Vanni Moretto, who also happens to be an old friend (whom I had not seen in 20 years, yes t-w-e-n-t-y…).

Nu, what was I doing there? It so happens that one of the earliest sinfonie by Brioschi, an obscure composer whom, along with Sammartini, is at the origins of the new genre of the sinfonia (at a time when people were actually doing something interesting in Milan, my hometown: they were busy “inventing” human rights and the symphony – not bad, uh?) – so, one of Brioschi’s symphonies appears as an ouverture of a Hebrew cantata for Hosha’na rabbah, performed in Casale Monferrato in 1733.

I will post later on this cantata, which was performed in the synagogue of Casale Monferrato for the first time since 1733 last Sunday, September 17, 2008. Right now I am just copying the program of the entire, two-day conference below.

E così me ne sono andato a un altro convegno lo scorso fine settimana. Ad Alessandria. Un convegno molto interessante sul compositore italiano Antonio Brioschi (fiorito nel 1730-1750), che vedeva diverse istituzioni coinvolte: il Dipartimento di Musica dell’Università di Milano (la mia alma mater), la Casa Ricordi, la Sony BMG, e Atalanta fugiens, un ensemble di musica “antica” diretto da Vanni Moretto, che poi è un vecchio amico (che non vedevo da ben 20 anni, sì, proprio così).

E allora, che ci facevo lì? Beh, si tratta del fatto che una delle prime sinfonie del nostro Brioschi, un oscuro compositore che, insieme con Sammartini, è all’origine del nuovo genere della sinfonia (in un’epoca in cui la gente faceva cose interessanti a Milano, la mia città: tipo “inventare” i diritti umani e la sinfonia – mica male, no?) – allora, si dà il caso che una felle sinfonie di Brioschi sia stata inclusa, come ouverture, in una cantata ebraica per Hosha’na rabbah, eseguita a Casale Monferrato nel 1733.

Scriverò più avanti di questa cantata, che è stata eseguita nella sinagoga di Casale per la prima volta dal 1733 la scorsa domenica (17 settembre, 2008). Per ora copio qui di seguito il programma completo della conferenza, che è durata due giorni.

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http://www.antoniobrioschi.org/seminario.php

Convegno Internazionale

Antonio Brioschi e il nuovo stile musicale del Settecento lombardo:
ricerca storico-critica, prassi esecutiva, aspetti produttivi

Alessandria, Palazzo Cuttica, 20 e 21 settembre 2008

* Associazione Atalanta Fugiens

* Sezione Musica del Dipartimento di Storia delle arti, della musica e dello spettacolo dell’Università degli Studi di Milano

* Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria

La riscoperta di Antonio Brioschi (fl. 1725 ca. – 1750 ca.) è lo spunto e l’occasione per una complessiva riconsiderazione del Settecento strumentale lombardo. Intorno a questo tema s’incentra il convegno, orientato da due direttrici di fondo. Da un lato, la verifica di un’ipotesi di lavoro o, se si preferisce, di una sfida critica e storiografica che riguarda il ruolo di Brioschi e degli altri autori milanesi – o comunque operanti in Lombardia – nella definizione di un nuovo stile strumentale di rilevanza europea; dall’altro, l’intento di accompagnare e integrare la ricerca musicologica con lo studio sulla prassi esecutiva. Il convegno segna del resto un primo importante momento di riflessione nell’ambito del progetto «Archivio della sinfonia milanese», che si propone di raccogliere il repertorio sinfonico del Settecento lombardo al fine di promuoverne lo studio, l’esecuzione e la diffusione. Il progetto punta infatti a coordinare gli aspetti della ricerca storico-critica, della prassi esecutiva, dell’organizzazione musicale e della produzione editoriale e discografica coinvolgendo diversi soggetti e istituzioni: anzitutto l’Associazione Atalanta Fugiens, la Sezione Musica del Dipartimento di Storia delle arti, della musica e dello spettacolo dell’Università degli Studi di Milano, Casa Ricordi, la Sony BMG Music.

Tra gli obiettivi principali del progetto vi sono:

* la creazione di un centro di ricerca dedicato alla raccolta sistematica, alla digitalizzazione delle fonti e allo studio dei compositori milanesi o comunque operanti in Lombardia nel corso del Settecento, e in particolare di quegli autori che manifestano un orientamento stilistico progressivo e una personalità di respiro europeo;

* la pubblicazione di una collana, edita da Ricordi, delle composizioni più significative di questi autori (i primi volumi saranno dedicati ad Antonio Brioschi, Fortunato Chelleri, Nicola Antonio Zingarelli); l’intento della collana è di offrire testi che corrispondano a limpidi criteri critici e musicologici e che, al contempo, soddisfino le esigenze della prassi esecutiva;

* la pubblicazione, in parallelo, di una collana discografica da parte della Sony BMG Music;

* l’organizzazione di corsi e seminari dedicati alla prassi esecutiva storica.

Sabato 20 settembre

ore 9.30

Saluti di benvenuto delle Autorità

Apertura dei lavori

Gianfranco Pittatore, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria

Presiede Vanni Moretto

Cristiano Ostinelli

Luciano Rebeggiani

CESARE FERTONANI, La sinfonia “milanese” e il contributo allo sviluppo di un nuovo stile strumentale.

LUCA AVERSANO, Classicismo e musica strumentale nel Settecento italiano

BERTIL VAN BOEHR, A radical change; The influence of Brioschi on the Development of the Swedish Symphonies of Johan Helmich Roman

RENATO MEUCCI, Strumenti e strumentisti intorno a Mozart a Milano.

Ore 15.00

Presiede Bertil Van Boer

VANNI MORETTO, La sinfonia milanese del Settecento: aspetti e problemi di prassi esecutiva.

RUDOLF RASCH, Gli anni 1730 fra barocco e preclassicismo: la variazione formale nel repertorio sinfonico del centenario del Teatro di Amsterdam (1738).

FRANCESCO SPAGNOLO, Il mondo in Sinagoga. Dialoghi musicali tra ebrei e cristiani a Casale Monferrato (XVIII-XIX sec.)

MATTEO GIUGGIOLI, Intorno ad alcuni esempi di ‘sinfonismo’ lombardo: strategie retoriche a confronto.

Ore 21.00

Concerto, Cattedrale di San Pietro di Alessandria

Domenica 21 settembre

ore 9.30

Presiede Cesare Fertonani

SARAH MANDEL YEHUDA, Issues of Authenticity in Eighteenth- Century Sources of Symphonies: The Case of Antonio Brioschi.

BATHIA CHURGIN, A Brioschi Borrowing from Sammartini: The Andante from his Trio Symphony, Fonds Blancheton, Op. II , 61.

Interventi del “Gruppo di ricerca del Dipartimento di Storia delle Arti, della Musica e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Milano”.

DAVIDE DAOLMI, coordinatore

Luca Civelli Jacopo Franzoni Matteo Magarotto

Ore 17.00

Concerto, Sinagoga di Casale Monferrato

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Bibliografia sulla musica ebraica in Italia – Italian Jewish Music Bibliography

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/11

Il mio saggio biografico sulla musica ebraica in Italia, scritto per il CDEC, è disponibile anche su bellaeperduta, per ora solo in versione italiana.  

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Note to the English readers: my bibliographic essay on Italian Jewish music is available on this blog, for the moment in Italian only.

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Firenze, 2008

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/10

In Florence, the morning of Sunday, September 7, I gave a talk about Leo Levi on the steps of the synagogue. A few days earlier I had luckily managed to spend some quality time in the community archives, where I found some very interesting documents about the establishment of the synagogue in 1882-84. Especially, a document by Lelio Cantoni on the unification of Firenze’s minhagim (1842), on which I guess I will write at a later point.

But on the morning of the “European Day,” I found myself together with a street band and my friend, Enrico Fink, playing and singing neo-Hassidic hits à la Avraham Freed. It was a bit scary, but somehow if felt very much in line with the synagogue itself, a neo-Moorish monument so big that apparently has destroyed the vocal abilities of many a cantor since it was first inaugurated, not that long ago… It was quite a counterpoint to the “mystical” night spent in Siena the previous evening, pondering on the history of the kabbalistic rituals of old.

A Firenze, la mattina di domenica, 7 settembre, ho tenuto una conferenza sui gradini della sinagoga. Fortunatamente, pochi giorni prima ero riuscito a trascorrere qualche ora negli archivi della comunità, dove ho trovato documenti molto interessanti sulla fondazione della sinagoga negli ani 1882-84. In particolare, un autografo di Lelio Cantoni sull’unificazione dei minhagim fiorentini (1842), sulla quale dovrò prima o poi tornare.

At ogni modo, la mattina della “Giornata europea” mi sono trovato insieme a una banda itinerante e al mio amico, Enrico Fink, che suonavano e canavano le glorie della musica neo-hassidica, à la Avraham Freed. La cosa mi ha vagamente turbato, ma sembrava anche in un certo senso in linea con la sinagoga stessa, un monumento neo-moresco così grande che pare abbia distrutto l’ugola di parecchi cantori dalla sua inaugurazione, non molto tempo fa… Ha fatto da discreto contrappunto alla notte “mistica” trascorsa a Siena la sera precedente, a pensare alla storia dei riti cabalistici d’un tempo…

Street band in Firenze

Street band in Firenze

Firenze, sinagoga

Firenze, sinagoga

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Siena, 1786

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/10

The performance – Il concerto

The performance – Il concerto: music by V. Gallichi & F. Drei for the inauguration of the synagogue of Siena (1786).

On the evening of September 6, 2008, motze shabbat shofetim, I was invited to introduce the first modern performance of the music composed in 1786 for the inauguration of the synagogue of Siena in the very same building in which it was first presented. The music, composed by Volunio Gallichi (a Jewish amateur musician) and Francesco Drei (a Catholic Senese composer) to a libretto made of locally written Hebrew poems, was studied, edited and published several decades ago by Israel Adler, and I believed to be already quite familiar with it well before I found myself here:

La sera del 6 settembre del 2008, motze shabbat shofetim, sono stato invitato a introdurre la prima esecuzione moderna delle musiche composte nel 1786 per l’inaugurazione della sinagoga di Siena nello stesso edificio in cui vennero presentate la prima volta. Le musiche, composte da Volunio Gallichi (un ebreo dilettante di musica) e da Francesco Drei (un compositore senese cattolico) su un libretto costituito da poemi ebraici scritti da autori locali, sono state studiate e pubblicate a cura di Israel Adler diversi decenni or sono, e io credevo di conoscerle abbastanza bene prima di ritrovarmi qui:

Siena: Outside the Synagogue/Fuori dalla sinagoga

It was an amazing visit. Seeing the music being rehearsed the day before the performance, then watching the crowd climb into the building (the sanctuary is upstairs) at night, presented me with a whole new understanding of what may have happened there over two centuries ago. A ceremony that served many purposes: aligning the different “souls” of the local Jewish community (which was presumably divided in “Italian” and “Sephardic” Jewish currents, who met at the two pre-existing synagogues – with the Italians interpreting the role of the “conservatives” and the Sephardic Jews starring as the “innovators”) while celebrating a nocturnal Kabbalistic ritual (a progressive form of Judaism, at the time) and involving the local non-Jewish rulers to witness a newly united Jewish community, under the same roof. Keywords that come to mind are, of course, “inter-cultural” and “inter-faith” – the music, the very score, were the products of multiple hands and multiple cultures. People came from far away (even Piedmont) to be present at the performance. The fact that the music was originally presented at night is consistent with other Kabbalistic rituals that Jewish confraternities performed in different Italian cities since the end of the 16th century. Re-reading the text of the ceremony really resonated with me for the first time as a truly innovative attempt to address the structure of the community: it became clear how music was a catalyst in a complex communal process centered around the move to a new synagogue, and thus around abandoning old rituals, old habits, and old social structures. The liturgical IS political, after all.

I have to thank Anna Di Castro and Lamberto Piperno for their vision, their warmth, and (of course) their hospitality. One should really check out these amazing people at their home in Monaciano, which can be found here.

E’ stata una visita straordinaria. Vedere le prove il giorno prima del concerto, e poi il pubblico arrampicarsi su per il palazzo (la sinagoga è al primo, ripidissimo, piano) durante la notte, mi ha messo davanti a un modo tutto nuovo di capire che cosa potrebbe essere accaduto lì oltre due secoli or sono. Si trattava di una cerimonia che aveva diversi obiettivi: allineare le diverse “anime” della locale comunità ebraica (che era con tutta probabilità divisa in due correnti, “italiana” e “sefardita”, che si riunivano in due sinagoghe differenti – con gli italiani nel ruolo dei “conservatori” e i sefarditi in quello degli “innovatori”), e al contempo celebrare una cerimonia qabalistica notturna (la qabalah era, allora, una forma di ebraismo progressista) prevedendo anche il coinvolgimento e la presenza delle autorità cattoliche, che venissero a verificare di persona l’esistenza di una comunità ebraica unificata, sotto il medesimo tetto. Le parole chiave che vengono in mente sono, ovviamente, “inter-culturale” e “inter-religioso” – la musica, la partitura stessa, furono il risultato di un lavoro a più mani e culture. Il pubblico venne anche da molto lontano (persino dal Piemonte) per presenziare all’esecuzione. Il fatto che la musica sia stata originariamente presentata durante la notte è in linea con altri rituali qabalistici praticati da confraternite ebraiche in varie città italiane sin dalla fine del XVI secolo. Rileggere il testo della cerimonia ha acquisito per la prima volta un significato tutto nuovo per me: il tentativo, innovatore, di cambiare la struttura della comunità. Mi si è chiarito come la musica sia stata l’elemento catalizzatore all’interno di un complesso processo comunitario incentrato sul trasloco in una nuova sinagoga, e dunque sull’abbandono dei vecchi riti, delle vecchie abitudini, delle vecchie strutture sociali. L’ambito liturgico è, dopotutto, politico.

Voglio ringraziare Anna Di Castro e Lamberto Piperno per la loro creatività, il loro calore, e (ovviamente) per la loro ospitalità. Vale veramente la pena di andare a vedere chi sono queste persone straordinarie, nella loro dimora di Monaciano, che si trova qui.

Rehearsals in the synagogue/Prove in sinagoga

Rehearsals in the synagogue/Prove in sinagoga

the audience/il pubblico

Siena: the audience / il pubblico.

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Italian-Jewish/Italian-American (in San Francisco)

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/09

I returned last night from an amazing visit to (Jewish) Italy, and will begin reporting on it very soon.

In the meantime, here’s some preliminary coverage of an upcoming exhibition with a very broad/ambitious focus, “Il Ghetto: Forging Italian Jewish Identities, 1516-1870,” opening soon at the Italian-American Museum (or Museo ItaloAmericano) located at Fort Mason in San Francisco.

The article, by Jean Schiffman, appeared last week in the San Francisco Arts Monthly. I was pleasantly surprised to see how my notion of a “shared ownership” of Italian Jewish culture made it into the headline. For me, this is a core idea about culture in general, which I owe, in its musical context, to my teacher and friend Israel Adler.

It is an idea with direct (and complex) political and financial implications. If the ownership of Jewish culture is a shared endeavor, whose responsibility is it to look after, care for and maintain the overwhelming legacy that it leaves behind? Jewish Italy is an interesting paradigm for this discussion: there are hundreds of Jewish “sites” around Italy in which Jews no longer live. And, of course, thousands and thousands of historical documents, which include music – music manuscripts, organs and choir stalls, and the melodies of the oral traditions.

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Sono tornato ieri sera da un viaggio straordinario attraverso l’Italia (ebraica), e ne scriverò presto.

Nel frattempo, ecco un iniziale reportage su una mostra dal tema piuttosto ampio e ambizioso, “Il ghetto: La formazione delle identità ebraico-italiane, 1516-1870”, che tra breve aprirà al Museo ItaloAmericano di San Francisco.

L’articolo di Jean Schiffman, è apparso la scorsa settimana sul San Francisco Arts Monthly, e sono rimasto gradevolmente sorpreso dal fatto che la mia nozione di una “proprietà condivisa” della cultura ebraica italiana sia finita nel titolo. Per quanto mi riguarda, si tratta di un’idea centrale rispetto alla cultura in genere. Nel suo contesto musicale, la devo certamente al mio amico e maestro Israel Adler.

Si tratta, tra l’altro, di un’idea dotata di implicazioni politiche e finanziarie dirette (e complesse). Se la proprietà della cultura ebraica è un mandato condiviso, di chi è la responsabilità di prendersi cura e mantenere l’imponente eredità che essa lascia dietro di sè? L’Italia ebraica è un paradigma interessante in questa discussione: vi sono centinai di “siti” ebraici in Italia, dove gli ebrei non abitano più. E vi sono, inoltre, migliaia di documenti storici, che tra l’altro includono la musica – manoscritti, organi e strutture per i cori, e ovviamente le melodie di tradizione orale.

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Around the Day in Eighty Worlds – Il giro del giorno in ottanta mondi (Introd.)

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/08

La mia recente visita in Italia potrebbe finire fra le pagine della Vuelta del dìa di Julio Cortázar.

In 24 ore, sono passato da Siena a Firenze, a Padova, e poi a Milano, confrontandomi con piccole e grandi comunità, con cimiteri e feste di paese, orchestre da camera e bande da strada, cibi tipici, presentazioni di libri, discorsi di rabbini, leaders comunitari, sindaci, assessori comunali, e rappresentanti di partiti politici, organizzazioni di volontariato, banche e fondazioni… Insomma, una specie di circo della memoria: ho iniziato con musiche del 1786, e finito con quelle del 2008, e devo confessare di non preferire queste ultime.

E’ la Giornata Europea della Cultura Ebraica, che in Italia, come scrive Ruth Gruber, è più seguita che altrove. Si tratta di un’occasione per mettere in piazza (letteralmente) il passato degli ebrei, il loro presente scomodo, e la presenza, la sopravvivenza e l’incerto futuro di una delle più antiche comunità della Diaspora. Chiaramente, si tratta un giorno che suscita interesse fra gli artisti e gli intellettuali, coinvolti in concerti, spettacoli, presentazioni, conferenze e veri e propri convegni accademici. E’ però anche un’occasione unica per molti, non ebrei, di visitare luoghi vicini geograficamente ma lontani anni luce dalla loro vita quotidiana. Specialmente le sinagoghe, un tempo visitatissime da tutti, ma che da quanto il terrorismo palestinese ha iniziato a fare vittime anche in Italia sono blindate da presidi della Polizia di Stato. Ma la Giornata della Cultura Ebraica è anche (e soprattutto) una vetrina politica, e un’occasione per stabilire e rinsaldare i rapporti tra le comunità ebraiche (o quel che ne resta) e la società, la politica e l’economia italiane.

Quest’anno mi ci sono trovato in mezzo, quasi nell’occhio del ciclone, perchè il tema delle manifestazioni era la musica. Anzi, “musica e parole.” Nonostante la distanza geografica (abito in California), ho ricevuto numerosi inviti un po’ da tutta Italia. Generosamente, la Comunità e l’Università di Padova assistito per le spese di viaggio, rendendomi possibile partecipare. E’ stata una visita lampo: sei giorni compresi i (lunghi) viaggi in aereo. Ho raccolto impressioni e immagini, che rivelerò un po’ per volta nei prossimi giorni.

Lascio a post successivi la descrizione delle altre cose che ho fatto nei pochi giorni di permanenza italiana: ricerche d’archivio a Firenze (yum!), programmi di studio Siena (yum!), possibili collaborazioni digitali con Padova (yum!), e persino un articolo su La Repubblica (pagine di Milano)…

Ecco, ad ogni modo, gli appuntamenti a cui ho partecipato (viaggiando in treno, senza “teletrasporto”):

SIENA, Sabato 6 Settembre (ore 21): sinagoga. Prima esecuzione delle musiche composte nel 1786 da Francesco Drei e Volunio Gallichi per l’inaugurazione della locale sinagoga. Breve conferenza introduttiva su Ebrei e cristiani si incontrano: La musica sinagogale in Italia agli albori della modernità.

FIRENZE, Domenica 7 Settembre (ore 11:30): sinagoga. Conferenza su Leo Levi (1912-1982) Pioniere della musicologia ebraica tra Italia e Israele.

PADOVA, Domenica 7 Settembre (ore 17): Università, Sala dei giganti. Conferenza su Percorsi musicali ebraici in Italia: tra Veneto e Piemonte.

MILANO, Domenica 7 Settembre (ore 22): Teatro Dal Verme. Chiacchierata notturna su Musica e vita notturna degli ebrei italiani dal Rinascimento a oggi.

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My recent visit to Italy could very well be featured in the pages of Julio Cortázar’s La vuelta del día.

Within 24 hours I found myself in Siena, Florence, Padova and Milano, faced with small and large Jewish communities, with cemeteries and country fairs, chamber orchestras and street bands, local culinary specialties, book readings, and speeches by rabbis, community leaders, mayors, city officers, and the representatives of political parties, volunteers’ organizations, banks and foundations… Well, altogether a full-fledging memory circus: I started with music from 1786, and ended with those from 2008, and I must confess that I did not favor the latter ones.

This is the European Day of Jewish Culture, which in Italy, as Ruth Gruber writes, has more of a following than anywhere else. It is a chance to display the Jewish past, its somewhat uncomfortable present, and the presence, survival and uncertain future of one of the oldest communities in the Diaspora. Clearly, it is an important day for artists and intellectuals, who are involved in concerts, shows, presentations, lectures and full-sized academic conferences. It is also a unique chance for many non-Jewish people to visit sites that sit geographically very close to them, but also light-years away from their daily experience. This is particularly true of the synagogues, who where once widely frequented by everyone, but that since Palestinian terrorism began making victims in Italy as well, are guarded by the State Police. But the European Day of Jewish Culture is also a political showcase, and a chance to strengthen the relationship between the Jewish communities (or what is left of them) and the society, the politics and the economy of Italy.

This year, since the topic of the day was music, I found myself right in the middle of the “storm.” In spite of the geographical distance (I live in California), I received many invitations from all over Italy. Very generously, the Community and the University of Padova assisted me in traveling there, which made it possible for me to take part in this event. It was a very quick visit: six days including travel time. I have gathered impressions and images, which I will be gradually sharing over the next few days.

I will leave the description of the other things I did during the few days I was in Italy — including archival research in Florence (yum!), study plans in Siena (yum!), possible digital partnerships with Padova (yum!), and even an article for La Repubblica (Milan edition)… — to future posts.

For now, here’s a list of the events in which I took part (traveling by train, without teleporting myself):

SIENA, Saturday, September 6 (9 pm): Synagogue. First modern performance of the music composed in 1786 by Francesco Drei and Volunio Gallichi for the opening of the local synagogue. Short introductory lecture: Jews and Christians Meet One Another: Synagogue Music at the Dawn of Modernity.

FLORENCE, Sunday, September 7 (11:30 am): Synagogue. Lecture on Leo Levi (1912–1982), Jewish Music Pioneer between Italy and Israel.

PADOVA, Sunday, September 7 (5 pm): University, Hall of the Giants. Lecture on Jewish Musical Paths in Italy: Between Veneto and Piedmont.

MILAN, Sunday, September 7 (10 pm): Teatro Dal Verme. A late evening presentation on the Music and Nightlife of the Jews in Italy: From the Renaissance to Our Days.

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Ruth Gruber on the European Day of Jewish Culture

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/03

Hadassah Magazine runs an article Ruth Gruber wrote on the European Day of Jewish Culture in its current edition. You can read it online — click HERE, then click on current issue (August/September 2008 Vol. 90 No. 1), then scroll down to Letter from Europe: A Jewish Holiday for Everyone.

She writes:

Italy is one of the most enthusiastic participants. Last year, events in more than 55 towns and cities at­tracted 50,000 people—about 15,000 more than the country’s entire Jewish population. This year, even more venues have been added.

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Ruth Gruber ha scritto un articolo sulla Giornata Europea della Cultura Ebraica per Hadassah Magazine. Lo si può leggere in rete – fate click QUI, poi su “current issue” (August/September 2008 Vol. 90 No. 1), e infine su Letter from Europe: A Jewish Holiday for Everyone (“Lettera dall’Europa: Una festa ebraica per tutti”).

Ruth scrive:

L’Italia è fra i partecipanti più entusiasti. Lo scorso anno, eventi svoltisi in oltre 55 località hanno avuto 50mila visitatori – circa 15mila in più dell’intera popolazione ebraica della Penisola. Quest’anno sono state aggiunte nuove località.

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Giornata europea della cultura ebraica – European Day of Jewish Culture 2008

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/02

I will be leaving for Italy tonight, for a short and intense lecture tour that involves stops in Siena, Florence, Padua, and Milan. I will update on each event soon.

The lectures are part of the program for the European Day of Jewish Culture, which is celebrated every year in about thirty countries across Europe. The theme for this year’s program is, surprise surprise, music. I will do my part in counterbalancing a plethora concerts featuring Klezmer music (which, by the way, I love) by presenting in the musical traditions of the Jews of Italy, and to explore their local and regional flavors.

For a list of venues, go here.

I have also happily collaborated with CDEC, the Center of Contemporary Jewish Documentation based in Milan since 1955, in the creation of an online resource that I hope will be useful to many. It is a bibliography in thirty titles that I believe are a must read for those interested in Italian Jewish music. For now, it is only in Italian, but I hope to make an English version available soon. It is called Songlines: Thirty Titles to Discover Jewish Music in Italy, and you can read it here.

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Questa sera parto per l’Italia alla volta di un breve ma intenso giro di conferenze con fermate a Siena, Firenze, Padova e Milano. Nei prossimi giorni scriverò degli aggiornamenti su ciascun evento.

Le conferenze fanno parte del programma della Giornata Europea della Cultura Ebraica, che viene celebrata ogni anno in circa trenta paesi in tutta Europa. Il tema quest’anno è, indovinate un po’, la musica. Per parte mia, farò del mio meglio per bilanciare la massa di concerti di musica Klezmer (una musica che, per altro, adoro), e parlerò invece delle tradizioni musicali degli ebrei in Italia, esplorando le loro varianti locali e regionali.

Per una lista completa degli eventi, leggete qui.

Ho anche felicemente collaborato con il CDEC, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, che esiste a Milano dal 1955, alla realizzazione di una risorsa disponibile in rete, e che spero sia utile a molti. Si tratta di una bibliografia in trenta titoli che penso vadano letti da chiunque sia interessato alla musica ebraica italiana. Per ora, il testo è solo in italiano, ma mi auguro di renderlo disponibile anche in inglese quanto prima. Si intitola Le vie dei canti: Trenta titoli per scoprire la musica ebraica in Italia, e lo potete leggere qui.

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Se il titolo vi incuriosisce… – If the title makes you wonder…

Posted by Francesco Spagnolo on 2008/09/01

…no, questo non è un blog dedicato alla Traviata. La musica, però, c’entra eccome. La musica come cultura, e come identità culturale. La musica come luogo di interazione fra persone e idee.

A un secolo e mezzo dalla prima di Nabucco (1842), ancora non è chiaro di chi sia la “patria” cui si riferisce “Va, pensiero”: degli italiani, o degli ebrei?

L’unica cosa certa a proposito di patria è che è bella e perduta.

Questo blog è dedicato a un’Italia che non c’è, che non c’è più, o che non c’è mai stata, dipinta e ascoltata tramite la musica ed il canto. E’ dedicato a chi sogna l’Italia da lontano, e a chi da vicino prova a immaginarla diversa.

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… this is not a blog about Traviata. And yet, music rests at its core. Music as culture, and as cultural identity; music as a space of interaction among people and ideas.

A century and a half since the premiere of Giuseppe Verdi’s Nabucco (1842), it is still unclear whose “homeland” the one referred to in the lyrics of ‘Va, pensiero’ is: the Italians’? the Jews’?

The only thing that’s certain about homelands is that they are beautiful and lost .

This blog is dedicated to an Italy that does not exist, or that is no more, or that never was – painted and heard through music and song. It is dedicated to those who dream of Italy from afar, and to those who from up close try to envision it differently that it is.

Listen to ‘Va, pensiero’

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